Renato Zanette nasce il 16 agosto 1951 a Longobucco, in Calabria, da una famiglia di Osigo, piccola frazione nel comune di Fregona, in provincia di Treviso.
All’età di nove anni viene mandato con i fratelli in collegio a Pescia, in Toscana, dove rimane diversi anni.
La prima testimonianza come pittore ci arriva nel 1964, quando appena tredicenne viene segnalato a un concorso e invitato a esporre al Centro Artistico Internazionale di Varese. Purtroppo questi suoi primissimi lavori non ci sono mai pervenuti.
Al termine delle scuole superiori decide di iscriversi al corso di Scienze Agrarie presso l’Università di Padova. In questo periodo comincia ad avvicinarsi attivamente all’arte frequentando le varie gallerie della città.
Renato inizia a frequentare anche altri artisti, in particolare si lega a un gruppo presso il Forte Col Vaccher a Tai di Cadore, divenuto un centro di ritrovo di appassionati d’arte provenienti da molte parti d’Italia. Qui inizia a trovare contatti per la sua prima mostra personale che si svolgerà al Mendoza Arte a Belluno nel 1973. Nello stesso anno espone le sue opere presso il Caffè Nuova Unione a Vittorio Veneto e vince il terzo premio alla “Festa del Colore in Contrada Granda” a Conegliano.
In questi anni la sua ricerca passa da un primo periodo figurativo (dove compaiono scorci di Venezia, primi studi sulle figure umane e una serie di volti di donne) a quella che sarà una svolta nel suo processo di formazione artistica: la pittura metafisica. Saranno questi lavori infatti a lasciare un’impronta marcata nella sua produzione successiva, nonostante i diversi cambiamenti di stile.
Nello stesso periodo inizia la relazione con quella che diventerà la sua futura moglie, Patrizia, alla quale dedica alcuni ritratti.
Il suo apprezzamento all’interno della cerchia di amici comincia a crescere e Renato regala spesso i suoi quadri, oppure li scambia con altri artisti locali.
Sono anni molto prolifici e l’artista sembra concedere più tempo alla sua passione. Inizia a dipingere anche su tela, dopo i primi quadri, eseguiti principalmente su tavole di compensato o “su quello che c’era”, sfruttando anche entrambi i lati delle superfici che gli capitavano sotto mano.
Nel giro di pochi anni Renato ha già sperimentato diversi linguaggi e acquisito una tecnica sempre più sicura.
Il 1974 è un anno davvero interessante: a soli ventitré anni crea uno dei suoi lavori più importanti, il Direttore d’Orchestra.
In questo stesso anno inoltre compare il primo lavoro ispirato dall’arte informale di Alberto Burri, dove utilizza pezzi di sacchi di patate incollati alla tela. È questo il primo avvicinamento alla pittura materica.
Nel frattempo Renato decide di lasciare l’università, anche se gli mancano solo pochi esami per il raggiungimento della laurea. Dopo un anno di leva militare, poi abbandonato per terminare con il servizio civile, inizia a insegnare le materie studiate a Padova in un istituto professionale.
Nel 1975 tiene una mostra personale all’Hotel Winkler a Vittorio Veneto, e nell’anno successivo partecipa su invito al III Concorso Nazionale di Pittura a Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone. Inoltre aderisce a Feltre all’incontro di pittura Veneto-Lazio per due anni consecutivi.
Nel 1976 è inserito nell’enciclopedia “Arte Italiana nel XX Secolo”, Edizioni Due Torri di Bologna.
Segue un periodo più tranquillo tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 in cui la sua produzione diminuisce, senza tuttavia mai cessare completamente.
Nel 1980 si sposa e crea un affresco riproducendo la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, raffigurazione andata persa e da lui riprodotta seguendo la copia di Rubens. Due anni più tardi nasce la sua prima figlia Ilaria.
A metà degli anni ’80 il suo percorso artistico si arricchisce di nuovi materiali: nascono infatti opere su lamiera, in cui sfrutta anche la ruggine come elemento della creazione artistica.
Nel 1986 partecipa al X Concorso Nazionale di Pittura a Bussolengo, in provincia di Verona.
Nel 1987 tiene una mostra personale antologica intitolata “20 anni di pittura” presso le scuole medie di Fregona, organizzata con la Pro Loco nell’ambito della festa del Torchiato. Due mesi dopo nasce il suo secondo figlio, Alessandro.
In questi anni cambia anche il suo modo di dipingere, più dinamico e colorato, che lo fa conoscere a un pubblico più ampio. Nel 1989 produce quella che forse è la sua opera più ambiziosa, la serie Arte-Tempo, costituita da sei lavori in sequenza su compensato.
Seguono diverse mostre presso le province di Treviso e Pordenone. Inoltre viene invitato a tenere dei corsi al Gruppo Ricerca Pittorica di Cappella Maggiore.
È in questo periodo che entra anche in contatto con nuovi artisti del nord-est e inizia a esporre con alcuni di loro anche al di fuori dell’Italia: nel 1990 è in Germania, prima a Olpe e poi a Marburg. L’anno successivo a Millstatt in Austria. Nel 1992 alcuni suoi lavori vengono esposti negli Stati Uniti presso il Rhodes College di Memphis, grazie alla collaborazione con il critico d’arte e amico Ted Higgs. Sempre in quell’anno Renato espone anche dodici opere della sua ultima produzione a Londra.
Negli anni successivi continua a produrre quadri molto movimentati, riprendendo gli stessi soggetti del passato, come fantini o farfalle. In questa fase predilige l’uso degli acrilici su tela, vista la loro capacità di asciugarsi presto sulla superficie, tant’è che a volte riesce a realizzare delle opere con estrema velocità, in pochi minuti.
Nel 1995 gli viene commissionato il logo dell’IPSAA, la scuola professionale agraria dove presta servizio, e sceglie un simbolo che rappresenta il sole, la terra e il grano.
Anche la sua ultima opera, una natura morta, è un lavoro su commissione. Rimasta incompleta, mostra la frutta di quell’autunno che è stato il suo ultimo periodo.
Muore improvvisamente all’ospedale di Treviso a causa di un aneurisma aortico il 27 ottobre 1996.
Renato Zanette è stato un pittore autodidatta. Durante tutto il suo percorso artistico ha avuto molteplici influenze, o forse è meglio dire ammirazioni. Queste provengono quasi sempre dalla penisola italiana, con l’eccezione dell’inglese Francis Bacon. Partendo dai maestri antichi quali Leonardo, Michelangelo e Caravaggio, passando per gli artisti dello scorso secolo, quali De Chirico, Afro e Burri, Renato ha osservato anche le realtà contemporanee locali come Luigi Voltolina e altri artisti con cui ebbe occasione di esporre e scambiare idee.
Ciò nonostante, in tutta la sua opera è sempre presente un modo personale di affrontare l’arte e di riprodurre con la pittura le proprie emozioni.